2/17/2007

Incontro polare con Ajmone Cat.












Ieri ho rivisto il mio amico, Giovanni Ajmone Cat, nella sua residenza di Anzio. Nella foto è con Laura Bacalini.

Il comandante Ajmone Cat è uno dei più grandi esploratori polarti antartici viventi.
Incontrarlo è come entrare in un mondo ormai scomparso.
Amico del compianto Prof. Zavatti, è stato quasi dimenticato dagli italiani, sorte che li accomuna ma che li rende ancora più grandi agli occhi di chi ama le regioni polari.


Ho trovato sulla rete, nel sito di IDEAZIONE, un bell'articolo che riporto per avvicinare i lettori al grande esploratore:

Capitani coraggiosi
di Marco Nicoletti


Domenica 1° settembre 2002, alle ore 18.30, proveniente da Torre del Greco, attraccava nel porto di Anzio, con al timone il comandante Giovanni Ajmone Cat, il bastimento San Giuseppe Due, lo stesso motoveliero che trent'anni fa raggiunse due volte il Polo Sud per portare la bandiera italiana marittima dove non era mai stata e per dimostrare, con un po' di orgoglio "che gli italiani - parole del Comandante - sono gente dotata di fantasia e capacità organizzativa tali da realizzare, con pochi mezzi, imprese che ad altri costerebbero molto di più".

Questa volta il legno non era reduce da nessuna gloriosa spedizione, ma tornava per essere destinato al museo di Via Nettunense, per essere collocato a riposo nella cavea di cemento armato appositamente realizzata accanto alla villa di Ajmone Cat.

Una casa ove i reperti dell'Antartide, scientificamente ordinati, convivono con suggestive memorie d'Africa, trofei di viaggi e di cacce, documenti di storia militare e familiare… forse, vien da pensare, l'archetipo del Vittoriale è sempre vivo nell'italiano che si accinge al racconto della propria storia.

Giovanni Ajmone Cat ha l'avventura nel sangue. E' figlio di Mario, primo Capo di stato maggiore della risorta Aeronautica militare, e di Carla Angela Durini, che negli anni del regime fascista compì, per conto del Governo, la prima attraversata dell'Africa equatoriale, dal Mar Rosso a Lobito in Angola, su mezzi meccanizzati che erano camion forniti dalla Om; un'impresa che ebbe una certa eco e venne immortalata dall'Istituto Luce in un lungo documentario ancora oggi visibile.

Anche le avventure del San Giuseppe Due e del suo Comandante riempirono, a loro tempo, le pagine della cronaca italiana, sebbene fossero anni quanto mai ostili alle espressioni di vis patriottica.

Era il 1968 quando Giovanni Ajmone Cat, agronomo con la passione del mare e un'esperienza fatta da mozzo sulle barche da pesca del litorale laziale, commissionò al cantiere Palomba di Torre del Greco la costruzione di un'imbarcazione con precise caratteristiche: una feluca di sedici metri, con due vele latine. Sebbene Antonio Palomba fosse un maestro d'ascia appartenente ad una famiglia di costruttori i cui scafi navigavano da almeno un secolo i nostri mari, l'impegno si rivelava assai notevole poiché il committente, inserendo nel suo capitolato alcuni inconsueti e robustissimi rinforzi nelle strutture, aveva fatto immediatamente intendere quale sarebbe stato il primo viaggio del motoveliero: una crociera in Antartide.

Gli accordi vennero comunque mantenuti e così il 27 giugno 1969 il San Giuseppe Due nuovo di zecca salpava dal porto di Anzio per un'avventura fuori del tempo, riprendendo una tradizione interrottasi verso la fine dell'800, quando Giacomo Bove, tenente di Vascello della Regia Marina italiana, condusse la Goletta San Josè in una spedizione verso le terre antartiche a Sud dell'America Latina. Ajmone Cat volse la prua verso Gibilterra, poi raggiunse l'Atlantico e gli scali a Buenos Aires, Montevideo, Mar del Plata e, ancora più a Sud, le isole Falkland/Malvinas, lo stretto di Drake e finalmente approdò tra i ghiacci dell'Antartide, ove venne piantato per la prima volta il tricolore.
Quindi il ritorno.

Dopo questo primo assaggio di avventura - durato comunque due anni - le terre bianche erano oramai entrate nel cuore del Comandante, cosiché nel '73 il San Giuseppe Due, interamente revisionato, riprese il mare, ma questa volta la spedizione, di carattere esclusivamente scientifico, nasceva sotto l'egida della Lega navale italiana, con contributo di mezzi della Marina militare, un equipaggio di quattro sottufficiali di Marina e assistenza scientifica dell'Istituto Superiore navale di Napoli.

Il 1° luglio 1973 si riparte dunque con uomini nuovi e nuove vele, confezionate secondo la tradizione da un altro mitico artigiano di Torre del Greco, Giovanni Ascione. Dopo le consuete tappe il legno giunse, navigando tra i ghiacci, alla base di Deception e da lì, per poter svolgere gli studi geologici e i rilievi idrografici stabiliti dal programma, si spinse fino alla base americana di Palmer, a quella inglese di Argentine Island e a quella argentina di Almirante Brown. Poi, dopo mesi di struggente solitudine per l'equipaggio, trascorsi schivando l'insidia degli iceberg con eliche danneggiate e alberi spezzati, di nuovo con la prua verso casa.


Giovanni è figlio di un importante personaggio della storia italiana, il comandante Mario Ajmone Cat. Riorto una scheda, in parte tratta dal portale dell'aereonautica militare.




Mario Ajmone Cat nasce a Salerno il 5 febbraio 1894. A tredici anni, nel 1907, entra nel Collegio Militare di Roma e nel 1911 all'Accademia militare di Torino, dove nel febbraio del 1913 è nominato sottotenente di artiglieria; passa successivamente alla Scuola di Applicazione di Artiglieria e Genio, per essere poi destinato al 9° Reggimento artiglieria da campagna a Parma. Nel marzo del 1915 è inviato a domanda a frequentare il corso di osservatore d'aeroplano, conseguendo il brevetto in data 23 maggio 1915.
Nell'ottobre del 1915 è trasferito alla 30a Squadriglia Farman, dove rimane fino al maggio 1916, quando viene assegnato, come capitano, al Battaglione Squadriglie Aviatori.
Fra l'agosto e l'ottobre del 1916 segue a Mirafiori il corso di pilotaggio: è pilota d'aeroplano il 16 ottobre 1916 e pilota militare di Aviatik dal 16 gennaio 1917. A Brescia è presso la 72a Squadriglia Aviatik, mentre in aprile comanda la 33a Squadriglia Farman (poi 3a Squadriglia Saml), con la quale partecipa alla campagna di Macedonia. Fino al 1923 fa parte del 3° Raggruppamento aeroplani da ricognizione, fino a quando, il 16 ottobre 1923, cessa di appartenere al Regio Esercito ed entra a far parte della Regia Aeronautica, prestando servizio presso il 19° Stormo aeroplani da ricognizione.
Nel luglio del 1927, da tenente colonnello, assume il comando della Scuola di osservazione aerea, che tiene fino all'ottobre del 1929, allorché promosso colonnello diviene comandante del 2° Stormo, per poi passare alla Direzione Generale dei Servizi, del Materiale e degli Aeroporti (fino al 19 marzo 1931); comanda in seguito il 7° Stormo Bombardamento fino al 15 ottobre 1932, giorno in cui assume le funzioni di Sottocapo di Stato Maggiore della 3a Z.A.T. (Zona Aerea Territoriale), incarico che manterrà fino al 1° marzo 1934. Il 1° novembre 1934 è scelto per comandare la Scuola di Guerra Aerea: mantiene tale incarico a più riprese fino al 15 febbraio 1940.
La prima interruzione è fra l'agosto del 1935 e l'agosto del 1936, quando da generale di brigata partecipa alla guerra in Africa Orientale come Comandante dell' Aeronautica dell'Africa Orientale. Nel febbraio 1936 è promosso generale di divisione, mentre la promozione a generale di squadra l'avrà il 14 aprile del 1939. Dopo un secondo incarico di comandante della Scuola di Guerra Aerea, fra il 19 novembre 1936 e il 16 maggio 1939 è comandante della 4a Z.A.T. e poi, dopo un terzo incarico alla Scuola di guerra, il 28 giugno del 1940 è nominato comandante della 3a Squadra Aerea e poi dal febbraio 1941 della 5a Squadra Aerea in Libia. Grande amico di Italo Balbo e del Duca Amedeo d'Aosta. In Africa, in seguito a dissapori sorti con il generale Rommel del comando tedesco sull'uso del carburante (Rommel preferiva destinarlo alle truppe corazzate), viene sollevato dall'incarico e chiamato al Comando Generale delle Scuole. Dopo l'armistizio dell'8 settembre, è collocato in licenza illimitata e rimane a Roma; il 13 novembre 1944 viene nominato Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, incarico che riveste con continuità fino al 5 febbraio 1951. Muore a Roma il 20 marzo 1952.

1 commento:

Cheyne ha detto...

Thanks for writing this.