
1/21/2010
Mostra Fotografico

Intervento televisivo sull'Etiopia
12/25/2009
La storia del vecchio Dio dal brutto carattere

Quando gli uomini potevano seguire e amare gli Dei che più piacevano loro, quando differenti stirpi si riconoscevano in valori e gerarchie adatti al loro sentimento e non volevano avere nulla a che fare con Dei e ideali diversi dai loro, allora abitava nel nebbioso Nord una razza di guerrieri e conquistatori. Credevano, questi abitatori di un mondo ostile, che la lotta e la vittoria obbligassero gli uomini a verificarsi continuamente attraverso prove e sfide. Il loro Dio era uno come loro. Ovviamente. Poteva starsene tranquillo sul suo trono e regnare come altri suoi Colleghi orientali, senza muovere un dito: i suoi due corvi, Hugin e Munin, gli facevano sapere tutto e vedere tutto, e i due lupi Geri e Freki erano i suoi custodi e guardiani del mondo.Invece, come i suoi uomini, era sempre in giro per il mondo a esplorare, verificarsi, capire, imparare e mettere se stesso alla prova. Non si stancava di cercare di migliorarsi anche se era già il Dio supremo.
Si chiamava, lo avrete capito, Odino. Di lui si diceva che avesse un brutto carattere, che fosse sempre chiuso scontroso e preoccupato, spesso anche intrattabile. Non era un dio all'americana che fa i bei discorsi, sorride e va in giro a stringere le mani degli elettori-adoratori, dicendo loro che hanno sempre ragione. Non era quindi per nulla democratico. Ma a Odino importava troppo la sua missione di custode dell'Ordine contro le forze caotiche e di addestratore e miglioratore degli uomini, per badare di essere popolare e simpaticone. E come deve fare un buon istruttore militare, cominciò dapprima con sé stesso.
Volle avere, oltre la vista e la percezione dell'universo, anche quella più importante del mondo interiore: che razza di istruttore del mondo, altrimenti, sarebbe stato? Ma la vista interiore - la saggezza profonda - era conservata in una sorgente guardata dalle tre custodi del destino, le Norne, ai piedi del sacro frassino di Yggdrasill, e non l'avrebbe potuta bere tanto facilmente, quell'acqua. Accettò, lui, il Dio supremo, di lasciare un suo occhio in quella fonte come pegno. E le Norne del destino lo fecero bere, e diventò dunque saggio, della saggezza assoluta e impersonale del destino dell'universo: aveva acquisito la visione interiore, quella vera. Naturalmente il suo aspetto, privo di un occhio, non ne guadagnò, e la sua espressione era ancor più scontrosa. Ma poiché l'universo era campo di guerra di forze colossali, lui, il custode dell'Ordine, volle conoscere il futuro, sapere come preparare i suoi piani di battaglia. Ora, il futuro lo conoscono soltanto quelli che sono usciti dal tempo, cioè i morti.
Doveva - e questa era una prova davvero terribile - andare dai morti, diventare uno di loro per interrogarli.Si impiccò dunque al sacro frassino, per nove giorni e nove notti restò lì appeso, dondolando nel vento e infilzato dalla propria lancia, finché con un urlo cadde a terra. Ed ebbe le rune della saggezza e della divinazione del futuro.Questa fu la prova più terribile. Perché in quel momento vide che tutto l'universo era condannato a un cataclisma, che tutto quello che aveva creato, i mondi, gli uomini, gli dei e lui stesso, si sarebbero annientati nella battaglia contro il Caos, che sarebbe sopraggiunto il Ragnarokk, il crepuscolo totale.Vide che il tempo non era fatto di un fluire continuo, ma di grandi cicli, e che il suo sarebbe finito. Il malvagio Loki, il fuoco demoniaco, sarebbe stato l'altro polo della conflagrazione.Che fare?
Come un vero capo militare, decise comunque di dare battaglia, di non arrendersi mai, anche se la fine sarebbe arrivata. Creò una sorta di campo di addestramento, il Walhall, si mise un lungo mantello e un cappellaccio per coprire il suo occhio cieco e cominciò ad andare in giro per il mondo.Cercava uomini valorosi da arruolare per la grande battaglia.Per secoli, senza sosta, girò, esplorò, interrogò. Quando trovava qualcuno veramente eccezionale, un uomo valoroso, lo arruolava e lo portava nel Walhall.In altre parole, lo faceva morire. E questo spiega forse perché, nel corso dei secoli, si sia detto "sono i migliori che se ne vanno" e la storia dell'umanità, persi di volta in volta i migliori, si sia sempre più degradata.Naturalmente era ancor più temuto, adesso, e ancor più si diceva che, come Dio, avesse un caratteraccio. Chi capiva perché ce l'avesse tanto coi migliori e valorosi, sì da farli sempre finir male?
Nel Walhall, comunque, i suoi guerrieri non se la passavano poi male. Addestramento al combattimento di giorno e grandi cene e bevute la sera. Fosco e cupo. Odino sedeva a capotavola in mezzo a tutto quel baccano. Gli era rimasta nel cuore una pena segreta, qualcosa che nessuno ancora poteva immaginare, che solo lui e sua moglie che aveva, come spirito della Terra, le premonizioni, sapevano."Che tipo scorbutico è il Comandante, però" dicevano i suoi soldati seduti a tavola. Sopra ogni cosa, dovete sapere. Odino amava uno dei suoi figli, il più giovane e il più bello degli Dei: talmente amabile che bastava la sua presenza per illuminare il mondo e per rendere felici. Era quanto di più bello ci fosse e si chiamava Balder. Di lui si diceva che fosse il sorriso dell'universo.
Ora, Odino non sopportava l'idea della distruzione di Balder, era troppo importante per i mondi futuri avere il sorriso e la luce. Che razza di mondi sarebbero stati? Ma il crepuscolo sarebbe arrivato anche per lui, il beniamino dell'universo!A meno che - ed ecco l'idea tormentosa di Odino - a meno che Balder non fosse stato tolto di mezzo ora, e consegnato alle cupe aule di Hel, la custode della morte. Lì sarebbe stato al sicuro dalla conflagrazione, e sarebbe sopravvissuto per il prossimo nuovo ciclo. Ma questo avrebbe significato separarsi dal figlio, non rivederlo mai più. Poiché Balder era un Dio, solo lui avrebbe potuto toglierlo di mezzo. Avrebbe dovuto uccidere chi amava più di tutto, e non incontrarlo mai più.
Finché, ed era una fredda giornata di metà inverno, gli Dei si allenavano al tiro con l'arco (anche gli altri Dei non stavano certo seduti a fare gli Dei!) e si divertivano a tirare contro Balder, sicuri di non fargli male, perché tutte le cose del mondo lo amavano tanto da non osare ferirlo. Solo una pianticella non aveva giurato di non ferire Balder, una pianticella piccola e trascurata: il vischio, che cresce sulle querce. E Odino questo lo sapeva.A questo punto si decise. Fece una freccia di legno di vischio, la mise in mano a un vecchio cieco (alcuni dicono che fosse lui stesso travestito) e gli guidò la traiettoria. Non esitò, il colpo fu preciso e il cuore che tutti, e lui più di ogni altro, amavano si fermò, trafitto da un rametto di vischio.
Per non privarne i mondi futuri, Odino si era separato da Balder per sempre.Ora Odino è davvero solo. Fra le cupe nubi del Nord, cariche di neve e di bufera, siede sul suo trono di ghiaccio col capo reclinato e l'unico occhio che scruta ansioso e triste il mondo che si sta rapidamente decomponendo. Vede che ormai il Caos la fa da padrone, che il grande scontro è imminente e che il suo tempo sta per volgere al termine. Ogni tanto si rialza, si mette mantello e cappello e scende sulla terra per arruolare gli ultimi guerrieri. Ma ce ne sono sempre meno, e lui sta seduto sempre più a lungo, corrucciato e solitario. Sempre meno reclute per il Walhall! Forse ora gli uomini vogliono essere pagati anche per quello...Ovviamente chiunque lo vede lì sul suo trono, sempre con la faccia scura, dice che Odino ha davvero un gran brutto carattere.
"E' una storia triste che quest'anno, amici , vi racconto per l'occasione del Natale. Ma vorrei che, quando vedrete rametti di vischio nei supermercati e nelle sale da ballo, vi ricordaste che in origine esso aveva un significato ben diverso da quello del portafortuna legato ai baci. Che vi ricordaste di Balder e del terribile sacrificio simboleggiato da quella pianticella.E che vi ricordaste che le luci che brillano sull'abete - albero che nonostante il gelo e la neve resta verde e vivo - quelle luci non significano dover comprare tante inutili baggianate, significano invece che in queste notti dello spirito la luce di Balder resta viva anche se nascosta - sta a noi saperla scoprire! - e quale sacrificio quella luce ricorda. E, per finire vorrei che ricordaste di non giudicare sempre male chi ha un brutto carattere".
10/03/2009
Articolo su Donne con la Valigia
Il bellissimo articolo che la mia amica Marina Misiti ha pubblicato sul suo sitoDonne con la valigia®
http://donneconlavaligia.
10/02/2009
Da Tasiilaq (Groenlandia orientale)
Una lezione per Greenpeace
Settembre 2009.
Iris Menn, Greenpeace, dal 20 agosto a bordo della Artic Sundrise, tuttavia nega l'incidente attraverso il suo blog: "La storia del cacciatore assediato è così paradossale e contro tutti i nostri principi, che mi sento di dire che è evidente che un tale incidente non sia mai avvenuto."
Per questo motivo richiedono da Greenpeace una dichiarazione mondiale e pubblica, nella quale si affermi che loro sono cacciatori ecologici, che da più di mille anni hanno stabilito un equilibrio tra il loro sostentamento e la sopravvivenza delle specie in via di estinzione.
Le decisioni della UE, che proibisce in modo generale e indifferenziato il commercio delle pelli delle foche e ogni loro parte, minacciano l’esistenza stessa dei cacciatori. Loro "possono" cacciare per mangiarne la carne, ma come si farà fronte alle necessità economiche? La carne è il loro cibo - vero - ma in che modo potranno guadagnare soldi per i vestiti, benzina, barche, energia elettrica, una casa calda, e di tanto in tanto un pezzo di pane? Con il divieto della vendita ogni mezzo di sussistenza degli Inuit è compromesso.
Greenpeace è certamente la voce e quindi la guida per i policy-making in un contesto internazionale. Ci si aspetta dunque da Greenpeace una valutazione differenziata tra le vite dei popoli indigeni e le attività di interesse puramente monetario, come la caccia alle balene e alle foche svolta in Canada e in altri paesi. Ci aspettiamo l'aiuto di Greenpeace.
Tobias Ignatiussen e Robert Peroni
9/16/2009
Museo di Kofale
Meki, Etiopia. Un museo etnografico che fa dialogare le culture. Anche grazie alla città di Fermo.
8/07/2009
trasmissione radiofonica Con parole mie

7/28/2009
Reportage dalla Groenlandia
"Cari Amici, sono tornata!
Chers Amis, me voici de retour !
Nelle prossime settimane e, probabilmente, mesi, vi racconterò e illustrerò alcune delle scoperte e verifiche che ho potuto fare durante questo viaggio sulla costa ovest della Groenlandia. Il viaggio è stato realizzato su una barca a vela, il Kotick il cui skipper è Alain Caradec...".
7/25/2009
Volontari del Perigeo in prima linea

I volontari della Perigeo rimasti bloccati nella Selva amazzonica peruviana, nel mezzo di una grande mobilitazione indigena contro la decisione del governo di aprire le porte della foresta amazzonica peruviana alle multinazionali, senza consultarne gli abitanti, sono rientrati a casa da poche ore ma nonostante un viaggio molto intenso, sono già a lavoro per continuare la loro opera.
La gente si sta rifornendo di generi alimentari perche’ nessuno sa quando dureranno i blocchi. La speranza è che l’esercito non intervenga atrimenti qui sarà una strage. Spesso si incontrano gruppi di indios ashaninkas armati con gli archi e le frecce e con le pitture facciali. Urlano che sono pronti a morire tutti per difendere il loro territorio. Quello che mi ha preoccupato molto e’ la presenza tra loro di bambini e donne. Il DL 1090 cerca di “ucciderci”, ha detto oggi Isabel Barbosa la dirigente Ashaninkas della comunita’ dI Decreto Legge 1090, come denunciano i nativi, permetterà di’ vendere la foresta a investitori stranieri.
7/04/2009
spedizione Ande del Nord
L’associazione Perigeo Onlus, guidata da Gianluca Frinchillucci, Direttore dei Musei Scientifici della citta’ di Fermo, sta conducendo una spedizione in Peru’, nell’area delle Ande piurane, la fascia settentrionale della cordigliera andina peruviana.
Frinchillucci, allievo del grande antropologo e archeologo Mario Polia, ha deciso di dare seguito alla gloriosa missione italiana, chiamata “Ande del Nord”, avviata dal proprio maestro in quest’area, che ha realizzato importanti ricerche e scoperte archeologiche, tra cui quella del Tempio dei Giaguari di Mitupampa, e ha rappresentato uno dei fiori all’occhiello della ricerca archeologica italiana all’estero.
Su istanza delle autorita’ locali i membri della Perigeo hanno realizzato una serie di perlustrazioni del territorio in campo speleologico ed esplorativo per contribuire alla creazione di nuove rotte turistiche finalizzate all’incremento del flusso turistico in quest’area, dove la popolazione locale e’ attualmente in forte contrasto con le imprese multinazionalie che vogliono sfruttare i giacimenti minerari qui presenti.
Quella della Ande settentrionali e’ infatti una regione di incredibile bellezza, caratterizzata dall’ecosistema complesso ed estremamente delicato dei paranos, che produce le riserve di acqua dolce per tutta la regione fino alla costa, e da una cultura antica che conserva ancora vive le proprie tradizioni ancestrali. In quest’area, infatti, e’ ancora vivo e sentito il culto alle Huaringas, le lagune sacre da cui nasce e dipende la vita degli uomini, attraverso la mediazione dei maestri curanderos, molto numerosi e rispettati nella zona.
Tra le scoperte più importanti realizzate nel corso di questa spedizione c’è proprio quella di una laguna sacra, scoperta nel corso di una ricognizione esplorativa delle montagne della provincia di Huancabamba, a ridosso delle vestigia di una porzione non ancora completamente esplorata del cammino Reale del Inca, scoperte dall’archeologa peruviana Lorena Zuñiga, anch’essa collaboratrice dell’Associazione.
Per completare la scoperta e darle un alto valore scientifico Gianluca Frinchillucci e i tecnici sommozzatori dell’associazione effettueranno un’immersione nelle sue acque a piu’ di 3500 m s.l.m..
Si tratta di un primato mondiale: la prima immersione subacquea al mondo realizzata in una delle Huaringas.
Nel frattempo proseguono anche i lavori di ricerca etno-botanica sulle erbe officinali utilizzate dai maestri curanderos con Chiara Maracci e di ricognizione speleologica con Ottorino Tosti e Giorgio Marinelli, che hanno suscitato l’interessamento della Defensa Civil di Huancabamba (un corrispettivo della nostra Protezione Civile), al punto di programmare un corso di formazione per gli operatori locali.
Il lavoro dell’Associazione, restera’ a completa disposizione della popolazione nei locali del museo di Huancabamba intitolato a Mario Polia.
L’incarico della gestione del museo, che si inserira’ all’interno di un piu’ vasto progetto di tutela delle culture, che prende il nome di “Le tracce dell’uomo” e si propone di creare una rete tra musei dedicati a differenti popoli del mondo, e’ stato conferito all’associazione alla presenza del Professore, tornato in Peru’ stavolta in qualita’ di consulente scientifico dell’Associazione Perigeo Onlus.
Maggiori informazioni sul sito www.perigeo.org
6/04/2009
Nuova Spedizione in Perù
5/14/2009
Intervista LA CORSA ALL’ARTICO
Nel corso del TrentoFilmFestival 2009 MountainBlog ha avuto modo di intervistare l’Ammiraglio Ezio Ferrante ed il ricercatore Gianluca Frinchillucci, esperti conoscitori dell’Artico, delle dinamiche geopolitiche e sociologiche che ne interessano gli sviluppi degli ultimi anni.Al centro delle preoccupazioni ambientali dell’intero pianeta, l’Artico attira l’attenzione e l’interesse degli Stati mondiali per un’altra ben più ambita questione: gli immensi giacimenti petroliferi e di gas naturale che per il momento riposano indisturbati sotto il gelido fondale marino. Questa ghiotta prospettiva di sfruttamento ha quindi generato, soprattutto negli ultimi anni, la cosiddetta “corsa all’Artico” di cui l’Ammiraglio Ferrante e Gianluca Frinchillucci descrivono le delicate dinamiche geopolitiche che si stanno attualmente delineando ed i possibili sviluppi futuri. Cosa provocherà la “conquista” dell’Artico? Quali saranno le conseguenze ambientali, politiche e commerciali a cui l’intero pianeta assisterà nei prossimi decenni? E gli Inuit, la popolazione locale, in che modo si sta preparando a questa progressiva colonizzazione della loro terra?
Jessica Ceotto
Per ascoltare l'intervista:
http://www.mountainblog.it/?p=686
4/01/2009
Giovinezza
Essa è uno stato dello spirito, un effetto della libertà, una qualità dell’immaginazione, un’intensità emotiva, una vittoria del coraggio sulla timidezza, del gusto dell’avventura sull’amore del conforto.
Non si diventa vecchi per aver vissuto un certo numero di anni; si diventa vecchi perché si è abbandonato il nostro ideale.
Gli anni aggrinziscono la pelle, la rinuncia al nostro ideale aggrinzisce l’anima.
Le preoccupazioni, le incertezze, i timori, i dispiaceri sono i nemici che lentamente ci fanno piegare verso terra e diventare polvere prima della morte.
Giovane è colui che si stupisce e si meraviglia, che si domanda come un ragazzo insaziabile: "E dopo?", che sfida gli avvenimenti e trova la gioia al gioco della vita.
Voi siete così giovani come la vostra fiducia per voi stessi, così vecchi come il vostro scoramento.
Voi resterete giovani fino a quando resterete ricettivi.
Ricettivi di ciò che è bello, buono e grande, ricettivi ai messaggi della natura, dell’uomo e dell’infinito.
E se un giorno il vostro cuore dovesse esser mosso dal pessimismo e corroso dal cinismo, possa Dio avere pietà della vostra anima di vecchi.
Generale Mac Arthur ai Cadetti di West Point – 1945
3/31/2009
Articolo Sole 24 ore
C'è anche un mio commento.
Per leggere l'articolo:
http://www.davidesapienza.net/doc/IL(IlSole24Ore)13.3.09LiberiSiamoNoi.pdf
Conferenze
Ho pensato di inserire qualche data di qualche mia conferenze per riprendere un po' l'abitudine.
Mercoledi 1 aprlie 2009, h.21.00, conferenza presso il CAI di Fermo dedicata alla Carta dei Popoli Artici e alla spedizione SAXUM.
Assisi, 17 aprile, Istituto teologico
Seminario dedicato alle ricerche in Etiopia e al progetto “Etiopia tradizione e sviluppo”
28 aprile, Trento
Film festival Trento
Partecipo alla giornata dedicata all’Artico.
Piacenza, 9 maggio
Conferenza sulla ricerca in Artico.
Milano, 22-23 maggio
Partecipazione al 3° Convegno Polo Nord-Polo Sud e Turismo Consapevole: informare, per apprendere e rispettare. Focus sull'Artico e Groenlandia
1/25/2009
Dal Perù
Invito i lettori a collegarsi al blog per leggere delle bellissime iniziative portate avanti.
12/25/2008
12/14/2008
In ricordo di Franco
Componente del progetto Carta dei Popoli Artici e membro della spedizione SAXUM

L'altra notte il Corvo, che secondo gli inuit ha creato tutte le cose viventi, è venuto in sogno a trovarmi, e mi ha strappato il cuore. Lo ha portato in volo sopra l'oceano, e lo ha deposto sulle rive ghiacciate del Sermilik.
In quel mondo magico, dove il tempo non ha origine né fine e tutto è possibile conoscere, mi è stato dato di osservare un'Ombra mentre scorrevano gli attimi finali della sua vita, e questo è stato per me un grande privilegio.
L'ho vista salire con passo fermo gli ultimi contrafforti che la conducevano alla vetta più alta, giaciglio designato per il suo sonno eterno.
Su giunta, s'è fermata un istante. Con movimenti misurati, contando gli ultimi istanti di vita, ha volto ancora uno sguardo intorno.
Mi ha visto, e in quel momento mi ha riconosciuto.
Ti aspettavo, mi ha detto.
Sapevo saresti venuto.Non servo a nulla, ho risposto.Non è vero. Mi tieni compagnia.
Era felice della mia presenza.
Poi ha cercato il suo posto, designato fin dal tempo in cui il mondo era solo Pensiero, e lì si è accomodata, sdraiandosi su di un fianco.
Ha posato il gomito ad angolo, e sulla mano ha posato la guancia. Con il capo rivolto verso il Sermilik, ha avuto un ultimo sussulto - forse un gesto di rimpianto per la vita fuggita? - e si è fatta sasso.
È rimasta così, Ombra pietrificata, uno dei mille fantasmi che si agitano inquieti fra le montagne e i ghiacci eterni del Sermilik.
Sono passati trenta giorni da quando Franco Varrassi è morto precipitando sul Corno Grande del Gran Sasso.
Quel Momento, gli spiriti inquieti che popolano il Sermilik si sono sollevati sui loro giacigli di pietra, e hanno lanciato un grido di orrore, vedendolo cadere.
Quando è stato il giorno del suo funerale, il Gran Sasso era presente, ma se ne stava nascosto sotto un cappuccio di nuvole.
Aveva paura a farsi vedere, sapeva di aver combinato un bel guaio, due giorni prima, quando non lo aveva trattenuto mentre precipitava nel vuoto, e osservava tutto cercando di non farsi scorgere.
Ma quando è stato il momento del saluto finale, non ce l'ha proprio più fatta a stare nascosto. Allora si è scoperto il capo, e si è fatto avanti in prima fila, presentandosi in tutta la sua fierezza di vero signore delle montagne, offrendo in omaggio un maestoso tramonto rosso porpora.
Nessuno ha osato accusarlo, nessun dito si è puntato su di lui.
Franco amava questa montagna. È la montagna più bella del mondo, diceva.
Franco era stato con me in Groenlandia nell'estate di quest'anno, e avevamo lavorato insieme nella Spedizione Saxum 2008.Con lui a Tiniteqilaaq abbiamo passato tre giorni portando bambini in giro per il paese sulle nostre spalle, come fossimo dei cavallucci.
Franco era un amico. Insieme, abbiamo parlato spesso del nostro lavoro, della nostra famiglia, dei nostri bimbi. In questi giorni stiamo pensando ad una nuova spedizione al Sermilik.
Nel credo degli Inuit il cielo è una cupola che avvolge la Terra, ed ha un'apertura attraverso la quale le anime salgono al Regno della Luce. Chi ha avuto una morte violenta deve invece percorrere uno stretto e pericoloso sentiero, ma è aiutato dagli Spiriti Celesti, che fanno luce con delle torce lungo tutto il suo percorso: è la luce dell'Aurora.
Questa volta saremo in sei, e avremo con noi uno Spirito Celeste.
*articolo pubblicato su mentelocale.
Nella foto: da sinistra Franco Varrassi e Ottorino Tosti.
L'alpinista ed esploratore polare Franco Varrassi era nato a Colledara, in provincia di Teramo, e aveva cinquant'anni.
12/09/2008
12/05/2008
finanziamento progetto
Abbiamo scritto il progetto con la mia collaboratrice Laura Bacalini e presto metterò online ulteriori notizie.
12/03/2008
Mostra I Signori della Tundra

"Dal 28 novembre 2008 al 6 gennaio 2009, in piazza della Libertà si vedranno iceberg, igloo, orsi bianchi e documentazione fotografica su un popolo artico della Siberia, all’interno di una tensostruttura con al centro una pista di pattinaggio.
L’ idea trae origine dalle celebrazioni 2008 dell’Anno Polare Internazionale. Il patron dell’iniziativa Angelo Bertocchi,una vecchia conoscenza per i bergamaschi per gli eventi sportivi che organizza in tutta la Lombardia, ha trovato il modo quest’anno di offrire ad un vasto pubblico Divertimento e Cultura sfruttando l’esperienza “artica”di Ada Grilli, giornalista nota tra l’altro per aver raggiunto i tre villaggi più a nord del mondo.

Per visite guidate e laboratori in loco con le classi contattare Leading Edizioni, tel. 035.254547, leadingedizioni@libero.it
11/25/2008
Carta dei Popoli Artici.
Intervento:
Marco Pipponzi
Presidente del Consiglio di Biblioteca
Relatori:
Gianluca Frinchillucci
Direttore del Museo Polare Etnografico
“Silvio Zavatti” di Fermo e responsabile del Progetto.
Giorgio Marinelli
Presidente Associazione Perigeo Onlus
di Civitanova Marche
Sabato 6 dicembre 2008, ore 17:30
Sala “E. Cecchetti”
Biblioteca Comunale “S. Zavatti”
Civitanova Marche
www.bibliotecazavatti.it
11/19/2008
Ultima vetta
Ho appreso la notizia appena sceso a Fiumicino, al rientro dall'Etiopia.
Un grande Uomo, un amico sincero.
Lui amava profondamente il Gran Sasso, era il Suo Paradiso e li ha lasciato il suo cammino terreno.
Ora le sue spoglie mortali giacciono sotto una pietra della Sua montagna, ma noi sappiamo che lui sta già arrampicando qualche vetta e ci guarda sorridente, con quel sorriso che solo lui ha.
Ci invita a scalare nuove vette e a superare nuove porte di ghiaccio in attesa di riabbracciarci un giorno tutti insieme, magari come abbiamo fatto nella notte senza notte in Islanda...
Noi della Saxum continueremo nel Suo nome, anche se lui lascia un vuoto incolmabile…..
10/25/2008
Etiopia, nuova missione

10/21/2008
Rivista Millionaire

Robert Peroni, alpinista ed esploratore, da 20 anni vive in Groenlandia per salvare gli Inuit, da alcol e droga.
10/16/2008
10/11/2008
Groenlandia: l'ultima avventura
Groenlandia: l'ultima avventura
di Ottorino Tosti 11 OTTOBRE 2008
(nella foto Ottorino e Giorgio Marinelli in Islanda)Il racconto della spedizione Saxum 2008, fatto nelle scorse settimane da Ottorino Tosti per mentelocale.it, finisce qui. Saxum 2008 è stata l'unica spedizione italiana in Groenlandia nell'ambito delle iniziative dell'Anno Internazionale Polare 2007-2008. Ha ricevuto la Medaglia d'Argento della Presidenza della Repubblica. Tra i promotori il Progetto Carta dei Popoli Artici e l'associazione Ex-Plora Nunaat International.
Ma Ottorino non ci lascia. Restate nei dintorni perché presto tornerà a parlarci di leggende, cultura, sciamanesimo. E chissà, magari della prossima spedizione.
Freddo, vento, neve. Da oltre un’ora sto camminando sulla pietraia che mi porterà per una volta ancora sull’altopiano.Sono meno di duecento metri di dislivello, ma in queste condizioni, con il nevischio fitto che picchia in faccia, devo muovermi con cautela. A poco serve la maschera che mi copre il viso, coperta di neve e incrostata di ghiaccio. Gli scarponi slittano sulle pietre ghiacciate, e ad ogni passo devo fare attenzione a non scivolare. In questi momenti, un incidente, seppur banale, può diventare un pericolo mortale per sé, e un dramma per i compagni.Sto salendo, solo, per raggiungere il limite del ghiacciaio dove è mio compito effettuare alcuni prelievi di fango e di ghiaccio. Non sono certo queste le condizioni atmosferiche migliori per muoversi, specialmente isolato dagli altri, ma è l'ultima giornata di campo, e non si può rimandare a domani.
Da quassù, nei momenti di sereno dei giorni scorsi scorgevo tutto il Sermilik, e gli iceberg che si muovevano pigramente avanti e indietro per il fiordo spinti dai venti. Ma oggi non si scorge nulla. Si intravvede a malapena, di tratto in tratto, nella nebbia fitta e nel nevischio, la cerchia di montagne che chiude lo sguardo verso oriente.Mi siedo, poggiando la schiena contro un masso per ripararmi dal vento freddo che soffia da nord. La temperatura è bassissima, forse -10°, o anche -15°. Il vento la moltiplica, e devo muover continuamente le dita delle mani, anche se protette dai guanti, per tenerle calde. Penso continuamente e con apprensione al momento in cui dovrò togliermi i guanti per prelevare i campioni di terra e di ghiaccio.
Soffro anche di angoscia al pensiero che domani dovrò abbandonare questo posto.Con lo sguardo frugo nella nebbia, a cercare per l'ultima volta i fantasmi pietrificati che dalle cime dei monti per questi otto giorni mi hanno accompagnato alla ricerca delle tracce di ere geologiche passate.Ogni montagna ha la sua forma, su ogni montagna una figura di uomo, di animale, di mostro dalle fattezze infernali giace immota, inchiodata lì da milioni di anni. Forse che qui sono stati imprigionati da un forza suprema tutti coloro che hanno cercato di sfidare i ghiacci e le rocce del Sermilik, pietrificati nel loro ultimo istante di vita, condannati a stare qui per l'eternità in attesa del giorno del Giudizio?
Una folata di vento più forte delle altre solleva un turbine di neve che mi avvolge e mi fa perdere di vista il terreno e il cielo. È un istante. Mi ripiego su me stesso per riparami. Un bagliore, un lampo bianco, seguito da un turbine che correndo risucchia e trascina verso il Sermilik neve, sassi, detrito e sabbia mi avvolge.Sbattuto dal vento, mi pare di perdere per un istante la coscienza. In questo momento fra la veglia e la morte, accecato dalla neve sempre più fitta e pungente, intravvedo una vaga sagoma bianca che mi danza intorno, una lama affilata, nera, mi accarezza senza farmi male, sta qualche istante, poi scorre via e scompare nella nebbia.Da che parte?Sono rimasto solo nel deserto bianco.Chiamo alla radio. Solo il vento mi risponde. Che è successo?
.... non so cosa sia accaduto in quel momento. Non lo so, ma fra qualche giorno, quando all'aereoporto di Kulusuk entrerò nella sala d'attesa, vedrò che la bianca e ispida pelliccia di Nanuk, l'orso, non è più inchiodata al muro per far meravigliare di sé i turisti. Mi racconterà, quel giorno un Inuit, fra lo spaventato e il meravigliato, che alcuni giorni prima era scoppiata una tempesta improvvisa sul mare, che aveva sollevate onde alte cinque, sette, dieci metri. Il vento era venuto dal nord, soffiando dal fiordo di Sermilik. Un turbine, spaventoso come un tornado, era salito su delle profondità del mare ed era corso per la strada di terra. Si era aggirato fra le case del villaggio e aveva devastato tetti, persiane, tutto ciò che poteva lo aveva divelto via con rabbia.Pareva cercasse qualcosa. Mi ha raccontato che sotto quel vento rabbioso l'intera costruzione dell'aereoporto aveva tremato, colpi violenti si erano sentiti contro la porta, i serramenti erano stati piegati, e una finestra divelta da un forza sovrumana. Ha raccontato che un vortice bianco aveva attraversato la sala, aveva strappato via la pelle di Nanuk, l'orso, che giaceva inchiodata al muro, e l'aveva portata via con sé.Ha raccontato che l'aveva vista volare verso il Sermilik avvolta nella tempesta, danzare sollevata in aria, e poi riempirsi come se avesse acquistato un corpo.
Ora so che cosa è accaduto lassù, sull'altopiano del Sermilik. Ora sono certo che Nanuk, l'orso bianco, è comparso improvvisamente davanti a me. Mi ha fatto visita lassù, sull'altopiano in mezzo alla tempesta, uno dei mille fantasmi che si agitano inquieti qui fra le montagne e i ghiacci del Sermilik, e mi ha soffiato nel cuore, con il soffio sciamanico con cui si dona la vita, lo spirito di questa terra.Il bimototore dell'Icelandair vola lentamente ora via dalle coste della Groenlandia. Guardo il mare coperto di iceberg alla deriva, il pack che sta serrando completamente la costa e non lascia più spazio alle barche. La costa scura che si allontana sempre più e sfuma nella nebbia.
Dove siete ora, amici miei cari, in questa notte insonne di ottobre?Tu, Gianluca, che non ci eravamo ancora conosciuti ma eravamo già amici, quel giorno di febbraio di due anni fa, quando ti ho telefonato per la prima volta dicendoti che ero interessato a organizzare un programma di ricerca glaciospeleologica in Groenlandia. E tu, Giorgio, ricordi come non riuscivamo ad addormentarci se prima non brindavamo alla giornata trascorsa con un sorso di Idrolitina? Sarà contento il fantasma del Cav. Gazzoni di saperlo. Lo dico anche se non ci ha dato nessun sponsor. Ma se lo merita, con quella meraviglia di bevanda da ghiacciaio che ha inventato, non è vero?Franco, tu che mi dicevi a Tinitequilaaq 'andiamo a fare un po' di fotografie'. E io che ti rispondevo 'ma le abbiamo già fatte', e tu di rimando 'non importa, facciamone altre, magari le prendiamo da un altra angolazione'. E tu, Libero, che parlavi con tanta nostalgia della casa lontana, e ti commuovevi quando mi raccontavi dei tuoi due bimbi piccoli, e soprattutto dell'ultimo che aveva pochi mesi.Tu, Davide, che sei sempre stato l'immagine del solido rifugio che accoglie in mezzo alla bufera.E tu, Luca, sempre il primo ad alzarti al mattino e l'ultimo ad addormentarti alla sera, nella tua tranquilla e disponibile amicizia sei stato in realtà forse il più forte di tutti.
Dove siete, ora, amici miei cari, in questa inquieta notte di ottobre? Non sentite le acque del Sermilik sciabordare agitate contro le rocce?Sono le tre del mattino. È tardi. Svegliatevi. Lo sapete che la Groenlandia non è lontana. Sono solo sei ore di viaggio.
Se buttate in fretta in un sacco i vestiti, le corde, le piccozze e i ramponi, e partite subite, per domani a mezzogiorno ci vediamo all'aereoporto di Malpensa. Mangiamo qualcosa e andiamo a fare il check-in. Si parte a mezzanotte. Si prende il bimotore a Reykjavik in Islanda alle 7 del mattino. Si arriva alle 10 a Kulusuk. A mezzogiorno si è già Tasiilaq, e con una barca veloce alle quattro del pomeriggio di domani siamo a Tinitequilaaq....
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Nella foto: Il gruppo della Spedizione Saxum 2008
10/10/2008
Progetto Amici dal Mondo - IPY
I lettori del blog già conoscono il progetto Amici dal Mondo che coinvolge bambini inuit, surma, oromo, nency e italiani.
Luca Natali ha creato un video che raccoglie in sintesi qusti anni di esperienza. Al video ha collaborato anche Valentina Francia. Il video è stato realizzato nell'ambito dei progetti "Carta dei Popoli Artici"- Anno Polare Internazionale (IPY).
Abbiamo iniziato nel 2003, quando una scuola di Fermo e i bambini di un villaggio di Ammassalik (Groenlandia) si sono scambiati disegni, nascendo così il progetto Un Inuit per amico. Poi abbiamo continuato e si sono uniti bambini nency della siberia (Un nenec per amico), grazie a Luciana vagge Saccorotti.
In seguito Hanno aderito anche due scuole dell'Etiopia: Kofele (un oromo per amico) e Tulgit nel territorio Surma.
Ora il progetto si sta allargando ad altre etnie indigene in molte zone del Pianeta.
In questo momento ci sono due mostre che raccontano il progetto: a Torino (Museo di Scienze naturali) e a Kofale, in Etiopia, presso il locale Museo Etnografico Oromo. Circolo Polare di Torino e CAI nazionale, si stanno impegnando per far conoscere il progetto in tutt'Italia attraverso la Mostra "I Signori della Tundra".
10/09/2008
Anno Polare
Comitato Piacentino Pro Anno Polare Internazionale
C/o Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, Ufficio 322 bis - Via Emilia Parmense, 84 – 29100 Piacenza
il collegamento in videoconferenza in diretta
con la Base italo - francese Concordia in Antartide
Sabato 11 Ottobre 2008
ore 11.15
Auditorium Sant'Ilario
Via Garibaldi, Piacenza
Per saperne di più, visitate il blog
http://amandacastellopachamama.blogspot.com/
10/06/2008
Guido Monzino


Guido Monzino ci ha lasciati l’11 ottobre 1988, dopo una vita avventurosa e densa di traguardi, tra i quali il raggiungimento del Polo Nord nel 1971 e la vetta dell’Everest nel 1973. Egli ha donato al FAI - Fondo Ambiente Italiano la sua dimora di Balbianello e la collazione di tutti i cimeli e i documenti provenienti dalle sue 21 spedizioni in tutto il mondo.
I Materiali e tutta la documentazione dei viaggi sono a disposizione del pubblico presso villa Balbianello.
Circolo Polare ha pubblicato un profilo dell’esploratore e nel Febbraio 2007 lo ha ricordato con una apposita mostra esposta al primo Convegno Polo Nord-Polo Sud presso i chiostri dell’Umanitaria; mostra curata da Mario Brigando, Rinaldo Carrel e dal FAI.
Per maggiori informazioni:
http://www.circolopolare.com/ita/guido-monzino-dettaglio_i.html


