12/25/2009

La storia del vecchio Dio dal brutto carattere

Anche per questo Natale ripropongo un testo che ho trovato girovagando nella rete (sito: http://www.cselalamein.it/) si tratta di una storia relativa alla mitologia nordica, tratta dall'Edda di Snorri.


Quando gli uomini potevano seguire e amare gli Dei che più piacevano loro, quando differenti stirpi si riconoscevano in valori e gerarchie adatti al loro sentimento e non volevano avere nulla a che fare con Dei e ideali diversi dai loro, allora abitava nel nebbioso Nord una razza di guerrieri e conquistatori. Credevano, questi abitatori di un mondo ostile, che la lotta e la vittoria obbligassero gli uomini a verificarsi continuamente attraverso prove e sfide. Il loro Dio era uno come loro. Ovviamente. Poteva starsene tranquillo sul suo trono e regnare come altri suoi Colleghi orientali, senza muovere un dito: i suoi due corvi, Hugin e Munin, gli facevano sapere tutto e vedere tutto, e i due lupi Geri e Freki erano i suoi custodi e guardiani del mondo.Invece, come i suoi uomini, era sempre in giro per il mondo a esplorare, verificarsi, capire, imparare e mettere se stesso alla prova. Non si stancava di cercare di migliorarsi anche se era già il Dio supremo.
Si chiamava, lo avrete capito, Odino. Di lui si diceva che avesse un brutto carattere, che fosse sempre chiuso scontroso e preoccupato, spesso anche intrattabile. Non era un dio all'americana che fa i bei discorsi, sorride e va in giro a stringere le mani degli elettori-adoratori, dicendo loro che hanno sempre ragione. Non era quindi per nulla democratico. Ma a Odino importava troppo la sua missione di custode dell'Ordine contro le forze caotiche e di addestratore e miglioratore degli uomini, per badare di essere popolare e simpaticone. E come deve fare un buon istruttore militare, cominciò dapprima con sé stesso.
Volle avere, oltre la vista e la percezione dell'universo, anche quella più importante del mondo interiore: che razza di istruttore del mondo, altrimenti, sarebbe stato? Ma la vista interiore - la saggezza profonda - era conservata in una sorgente guardata dalle tre custodi del destino, le Norne, ai piedi del sacro frassino di Yggdrasill, e non l'avrebbe potuta bere tanto facilmente, quell'acqua. Accettò, lui, il Dio supremo, di lasciare un suo occhio in quella fonte come pegno. E le Norne del destino lo fecero bere, e diventò dunque saggio, della saggezza assoluta e impersonale del destino dell'universo: aveva acquisito la visione interiore, quella vera. Naturalmente il suo aspetto, privo di un occhio, non ne guadagnò, e la sua espressione era ancor più scontrosa. Ma poiché l'universo era campo di guerra di forze colossali, lui, il custode dell'Ordine, volle conoscere il futuro, sapere come preparare i suoi piani di battaglia. Ora, il futuro lo conoscono soltanto quelli che sono usciti dal tempo, cioè i morti.
Doveva - e questa era una prova davvero terribile - andare dai morti, diventare uno di loro per interrogarli.Si impiccò dunque al sacro frassino, per nove giorni e nove notti restò lì appeso, dondolando nel vento e infilzato dalla propria lancia, finché con un urlo cadde a terra. Ed ebbe le rune della saggezza e della divinazione del futuro.Questa fu la prova più terribile. Perché in quel momento vide che tutto l'universo era condannato a un cataclisma, che tutto quello che aveva creato, i mondi, gli uomini, gli dei e lui stesso, si sarebbero annientati nella battaglia contro il Caos, che sarebbe sopraggiunto il Ragnarokk, il crepuscolo totale.Vide che il tempo non era fatto di un fluire continuo, ma di grandi cicli, e che il suo sarebbe finito. Il malvagio Loki, il fuoco demoniaco, sarebbe stato l'altro polo della conflagrazione.Che fare?
Come un vero capo militare, decise comunque di dare battaglia, di non arrendersi mai, anche se la fine sarebbe arrivata. Creò una sorta di campo di addestramento, il Walhall, si mise un lungo mantello e un cappellaccio per coprire il suo occhio cieco e cominciò ad andare in giro per il mondo.Cercava uomini valorosi da arruolare per la grande battaglia.Per secoli, senza sosta, girò, esplorò, interrogò. Quando trovava qualcuno veramente eccezionale, un uomo valoroso, lo arruolava e lo portava nel Walhall.In altre parole, lo faceva morire. E questo spiega forse perché, nel corso dei secoli, si sia detto "sono i migliori che se ne vanno" e la storia dell'umanità, persi di volta in volta i migliori, si sia sempre più degradata.Naturalmente era ancor più temuto, adesso, e ancor più si diceva che, come Dio, avesse un caratteraccio. Chi capiva perché ce l'avesse tanto coi migliori e valorosi, sì da farli sempre finir male?
Nel Walhall, comunque, i suoi guerrieri non se la passavano poi male. Addestramento al combattimento di giorno e grandi cene e bevute la sera. Fosco e cupo. Odino sedeva a capotavola in mezzo a tutto quel baccano. Gli era rimasta nel cuore una pena segreta, qualcosa che nessuno ancora poteva immaginare, che solo lui e sua moglie che aveva, come spirito della Terra, le premonizioni, sapevano."Che tipo scorbutico è il Comandante, però" dicevano i suoi soldati seduti a tavola. Sopra ogni cosa, dovete sapere. Odino amava uno dei suoi figli, il più giovane e il più bello degli Dei: talmente amabile che bastava la sua presenza per illuminare il mondo e per rendere felici. Era quanto di più bello ci fosse e si chiamava Balder. Di lui si diceva che fosse il sorriso dell'universo.
Ora, Odino non sopportava l'idea della distruzione di Balder, era troppo importante per i mondi futuri avere il sorriso e la luce. Che razza di mondi sarebbero stati? Ma il crepuscolo sarebbe arrivato anche per lui, il beniamino dell'universo!A meno che - ed ecco l'idea tormentosa di Odino - a meno che Balder non fosse stato tolto di mezzo ora, e consegnato alle cupe aule di Hel, la custode della morte. Lì sarebbe stato al sicuro dalla conflagrazione, e sarebbe sopravvissuto per il prossimo nuovo ciclo. Ma questo avrebbe significato separarsi dal figlio, non rivederlo mai più. Poiché Balder era un Dio, solo lui avrebbe potuto toglierlo di mezzo. Avrebbe dovuto uccidere chi amava più di tutto, e non incontrarlo mai più.
Finché, ed era una fredda giornata di metà inverno, gli Dei si allenavano al tiro con l'arco (anche gli altri Dei non stavano certo seduti a fare gli Dei!) e si divertivano a tirare contro Balder, sicuri di non fargli male, perché tutte le cose del mondo lo amavano tanto da non osare ferirlo. Solo una pianticella non aveva giurato di non ferire Balder, una pianticella piccola e trascurata: il vischio, che cresce sulle querce. E Odino questo lo sapeva.A questo punto si decise. Fece una freccia di legno di vischio, la mise in mano a un vecchio cieco (alcuni dicono che fosse lui stesso travestito) e gli guidò la traiettoria. Non esitò, il colpo fu preciso e il cuore che tutti, e lui più di ogni altro, amavano si fermò, trafitto da un rametto di vischio.
Per non privarne i mondi futuri, Odino si era separato da Balder per sempre.Ora Odino è davvero solo. Fra le cupe nubi del Nord, cariche di neve e di bufera, siede sul suo trono di ghiaccio col capo reclinato e l'unico occhio che scruta ansioso e triste il mondo che si sta rapidamente decomponendo. Vede che ormai il Caos la fa da padrone, che il grande scontro è imminente e che il suo tempo sta per volgere al termine. Ogni tanto si rialza, si mette mantello e cappello e scende sulla terra per arruolare gli ultimi guerrieri. Ma ce ne sono sempre meno, e lui sta seduto sempre più a lungo, corrucciato e solitario. Sempre meno reclute per il Walhall! Forse ora gli uomini vogliono essere pagati anche per quello...Ovviamente chiunque lo vede lì sul suo trono, sempre con la faccia scura, dice che Odino ha davvero un gran brutto carattere.

"E' una storia triste che quest'anno, amici , vi racconto per l'occasione del Natale. Ma vorrei che, quando vedrete rametti di vischio nei supermercati e nelle sale da ballo, vi ricordaste che in origine esso aveva un significato ben diverso da quello del portafortuna legato ai baci. Che vi ricordaste di Balder e del terribile sacrificio simboleggiato da quella pianticella.E che vi ricordaste che le luci che brillano sull'abete - albero che nonostante il gelo e la neve resta verde e vivo - quelle luci non significano dover comprare tante inutili baggianate, significano invece che in queste notti dello spirito la luce di Balder resta viva anche se nascosta - sta a noi saperla scoprire! - e quale sacrificio quella luce ricorda. E, per finire vorrei che ricordaste di non giudicare sempre male chi ha un brutto carattere".

3 commenti:

agomago ha detto...

Storia interessante, ma priva di finale.

Gianluca Frinchillucci ha detto...

Ho provato a risistemare l'articolo (come l'ho trovato nella rete). Ora dovrebbe avere un finale più significativo.

Ottorino Tosti ha detto...

Il finale? la morale della storia? sono lì, in tutte le 114 righe. Io ho inteso, caro Gianluca e sono d'accordo. Anche io ho cercato gli ultimi guerrieri. Ce ne sono, però bisogna trovarli... Non è facile individuarli perchè sembrano persone comuni, e non sanno neppure di essre Guerrieri. E se si riconoscono, non è neppure facile metterli e tenerli insieme, perchè sono estremamente indipendenti e insofferenti ad ogni disciplina.Comunque, quando è necessario, poi, ci sono tutti. Se un giorno venisse il momento dello scontro finale con il Caos, allora sicuramente sarebbero tutti un sol braccio. Hai presente i momenti di emergenza? terremoti, catastrofi, ecc? quante persone comuni si scoprono straordinarie?