5/21/2007

Ultima Vetta




Oggi ci ha lasciato il nostro amico Giuliano Mainini di Macerata.
Giuliano è stato un grande alpinista, di quelli che hanno infiammato la nostra gioventù. Ha scalato montagne in tutto il pianeta e ha sempre avuto una grande apertura di cuore per le popolazioni incontrate.
Più volte nell'Artico: Terra di Baffin, Svalbard, Groenlandia orientale..(nella foto con i membri marchigiani di una spedizione in Groenlandia).

A Lui si devono nuove scoperte nel campo delle scienze naturali, anche pubblicate sulla rivsta "Il Polo".

Istruttore CAI di scialpinismo e alpinismo ha formato intere generazioni di alpinisti e Uomini.

A Lui abbiamo dedicato la nostra ultima spedizione.

Che Iddio lo accolga tra le sue alte Vette.

5/17/2007

COMUNICATO STAMPA





ISTITUTO GEOGRAFICO POLARE
“SILVIO ZAVATTI”



Comunicato Stampa

RITORNATA IN ITALIA LA SPEDIZIONE DELL’ISTITUTO GEOGRAFICO POLARE NELLE ISOLE SVALBARD, IN OCCASIONE DELL’ANNO POLARE INTERNAZIONALE.

attraversata con successo una zona delle isole ed effettuati esperimenti di valutazione funzionale per conto del progetto “Carta dei Popoli Artici”.




Fermo, 18 maggio 2007.

E’ appena rientrata in Italia una spedizione polare organizzata dal Progetto “Carta dei Popoli Artici” dell’Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti” (Comune di Fermo) nell’ambito dell’Anno Polare Internazionale.

Gli anni Polari Internazionali, che quest’anno giungono alla loro quarta edizione (i precedenti eventi si svolsero nel 1882 – 1883, nel 1932 – 1933 e nel 1957 – 1958, quest’ultimo prendendo il nome di Anno Geofisico Internazionale) rappresentano uno dei principali momenti di collaborazione scientifica internazionale, vedendo impegnati per un anno decine di migliaia di scienziati e di ricercatori di tutto il mondo, che lavorano su programmi condivisi in un quadro di totale scambio di informazioni e di massima collaborazione.
Rispetto ai precedenti anni polari, incentrati essenzialmente sulla ricerca geofisica, quello del 2007 – 2008 presenta un’interessante novità: oltre che alle scienze della terra, i ricercatori saranno impegnati in progetti che riguardano lo studio dell’ambiente umano, con un occhio particolare per quelle popolazioni che insistono sull’Artico interessate – come ormai noto – da cambiamenti climatici che si prospettano epocali.

Questo inedito settore di studio è stato prontamente recepito dal Comune di Fermo (Regione Marche) che, in collaborazione con l’Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti” ed il CNR-Polarnet, ha varato il progetto “Carta dei Popoli Artici” che prevede il monitoraggio delle popolazioni che vivono nell’Artico effettuando sulle stesse studi antropologici, etnografici, storici e archeologici, così da offrire un quadro completo della presenza umana in quello che viene definito il “regno dei ghiacci”. Tale progetto è stato ufficialmente inserito fra i programmi dell’Anno Polare Internazionale, assumendo così un’importanza che, può andare a vanto dell’Italia intera.

La spedizione alle Isole Svalbard ha visto la partecipazione di nove componenti guidati da Gianluca Frinchillucci, direttore dell’Istituto Polare e del progetto “Carta dei Popoli Artici”. Oltre a Frinchillucci hanno partecipato Enrico Mazzoli di Trieste, Michele Pontrandolfo, Carlo Zerbinati e Marco Giogesi di Pordenone ed i marchigiani Massimo Zanconi, Ugo Tesei, Luca Natali e Giorgio Marinelli, quest’ultimo alla sua terza spedizione nell’ambito del progetto “Carta dei Popoli Artici”.

La spedizione aveva tre obiettivi:

effettuare una traversata a piedi, in stile classico dell’ambiente artico sulle tracce degli europei che a partire dal XVII° Secolo si spinsero in quelle regioni ghiacciate a caccia di foche e di animali da pelliccia, spesso senza fare più ritorno e, nel contempo, effettuare esperimenti di valutazione fisiologica e nutrizionale, coordinati dal prof. Pierluigi Pompei dell’Università degli Studi di Camerino.

Il terzo obiettivo della spedizione consisteva nella sensibilizzazione e la conoscenza delle Aree Polari in occasione dell’Anno Polare Internazionale e la spedizione è stata molto seguita dai mass media.



La spedizione ha scelto come destinazione le Svalbard anche per sensibilizzare l’opinione pubblica sul drammatico problema dei cambiamenti climatici che in queste isole norvegesi stanno avvenendo con una velocità doppia rispetto al resto del pianeta, rappresentando così un anticipo di quello che nel corso dei prossimi anni potrebbe accadere più a sud.

Nel mese di maggio verranno diffusi i primi dati degli esperimenti condotti e, in seguito, saranno resi noti i prossimi obiettivi del progetto “Carta dei Popoli Artici”.
L’Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti” comprende anche il Museo Polare Etnografico, unica realtà italiana dedicata all’Artico.

La spedizione è stata dedicata all’esploratore polare Giuliano Mainini.

5/14/2007

Svalbard



Siamo appena tornati dalle Svalbard, presto pubblicheremo notizie sulla bella esperienza che abbiamo vissuto.
Per il momento ringrazio tutti i miei collaboratori ed in particolare Roberto Pazzi, che con tanta professionalità e affetto mi aiuta sempre e Cesare Censi, un valentissimo ricercatore dal cuore grande.


Nella foto da sinistra:

Carlo di Pordenone, sci alpinista "solido"
Ugo di San Ginesio, il più giovane del gruppo. Una colonna nei momenti di diffcoltà.
Io
Enrico Mazzoli di trieste, il più anziano. Un pozzo di scienza con due gambe robustissime. Studioso dell'Anno Internazionale Polare.
Michele di Pordenone, una delle più forti promesse tra i polaristi
Luca Natali di Macerata, scialpinista ed archeologo
Giorgio Marinelli allas ua terza spedizione polare
Marco di pordenone un forte scialpinista
Massimo Zanconi, fotoreporter titolare della CMR di Macerata

Abbiamo dedicato la spedizione al nostro alpinista polarista Giuliano Mainini che in questo momento sta scalando la sua cima più difficile.

5/13/2007

ANNO INTERNAZIONALE POLARE

Riporto un articolo che ho pubblicato per la rivista di viaggio Arte Nomade. Ho tolto le citazioni e le foto per semplificare la lettura.

ANNO INTERNAZIONALE POLARE 2007-2008
Dai grandi esploratori del passato al progetto di ricerca “Carta dei Popoli Artici”


Il nostro pianeta, granello insignificante di sabbia perduto fra milioni di mondi, la distanza fra i quali viene talvolta espressa in centinaia di anni luce, è ancora lontano dall’essere del tutto esplorato e scoperto.

Internet e la televisione ci permettono, in una frazione di secondo, di visitare virtualmente ogni angolo della terra; un’illusione ci consente di credere che tutto sia vicino e facile. Senza sacrificio e sforzo.

Con la pura ragione è possibile trovare tutte le risposte e non c’è più bisogno di sperimentare direttamente sul campo, soffrendo e rischiando la propria pelle.

"La maggior parte della gente - come osservava il reporter Kapuscinski – parte per riposarsi (…) I giovani compiono viaggi di tipo agonistico, come cimentarsi nell’attraversamento dell’Africa del nord, o navigare sul Danubio in kajak. Non si interessano alla gente incontrata per strada: il loro scopo è di mettersi alla prova”.

Una tendenza che, spesso, porta solo alla pura commercializzazione dell’impresa.

A volte ci chiediamo se esistano ancora uomini capaci di donare tutto quello che hanno per superare le porte del mondo, per poter entrare nelle terre inesplorate e ricavarne un bene per la collettività; e se ci sono ancora delle aree del pianeta dove ciò sia possibile.

Alcune di queste ultime zone sono sicuramente rappresentate dalle regioni polari: l’Artide e l’Antartide. Aree dove scienziati ed esploratori stanno cercando di comprendere i molti meccanismi che regolano il clima del nostro pianeta.

Questi uomini mettono la propria vita al servizio della collettività per capire ciò che sta succedendo in ambito climatico e quale impatto hanno gli agenti inquinanti sul nostro ecosistema. Alcuni di loro indagano sugli usi e costumi delle popolazioni indigene artiche e subartiche, studiando l’umanità più antica e cercando di salvare le ultime espressioni della loro tradizione.

L’antropologo Mario Polia ama usare una metafora per definire questo tipo di lavoro: quella del notaio che raccoglie le ultime volontà del moribondo. Infatti, com’è noto, sono culture che stanno scomparendo rapidamente.

Riguardo alle spedizioni polari, già alla fine del secolo XIX il Duca degli Abruzzi, zio del celebre Duca d’Aosta, responsabile di una grande impresa polare che raggiunse una latitudine nord mai toccata dall’uomo, scrisse:
«Spesso si è discussa l’utilità delle spedizioni polari. Se si considera solo il vantaggio morale che si ricava da tali spedizioni, io lo credo sufficiente a compensare i sacrifici che per esse si fanno. Come gli uomini, che nelle lotte quotidiane, col superare le difficoltà, si sentono più forti per affrontarne delle maggiori, così è delle Nazioni, che dai successi riportati dai propri figli si devono sentire maggiormente incoraggiate e spinte a perseverare nei loro sforzi per la propria grandezza e prosperità».

Il celebre esploratore norvegese e Premio Nobel per la Pace Fridtjof Nansen, negli anni (era la fine dell’Ottocento) in cui ferveva una vera e propria corsa ai Poli, pronunciava parole molto dure contro chi sostituiva con la vanità del raggiungimento del traguardo, l’attrazione dell’ignoto e la curiosità di nuove conoscenze:

« (…) Con le gare l’addestramento del corpo è degenerato, divenendo meno sport: e tutto quello che è soltanto sport non ha molto valore. Invece di produrre uomini sani e indipendenti, lo sport crea dei vanitosi (…) ».

Gli esploratori polari erano Uomini d’azione e di cultura che hanno spinto se stessi e i propri uomini oltre i confini della Terra. Omero nel primo canto dell’Odissea sembra proprio evocarli:
«Musa, quell’uomo di multiforme ingegno che molto errò… che città vide molte, e dell’indole conobbe, che sovr’esso il mare sofferse affanni…».

Quando l’eroico Shackleton, nell’inverno del 1909, lasciò la base di Capo Royds per affrontare le incognite paurose del Polo antartico, disse a coloro che gli erano vicini e potevano capirlo:
«Prego e spero ardentemente di vincere; ho dato a questa impresa l’anima mia».

Tutta l’anima. E’ vero. Erano uomini puri sui quali la comodità, le agiatezze o anche il lavoro di una vita comune non hanno esercitato nessuna attrattiva, per i quali le feste, i ritrovi eleganti, la carriera, non rappresentavano che piccole cose di gente mediocre, si illuminavano nello sguardo al pensiero di azioni avventurose.

Li soggiogava l’imperio della scienza, erano attratti dal fascino che esercitava nelle loro anime il mistero di terre inesplorate, la voce potente dell’ignoto.

Uomini di mare lanciati verso l’ignoto. Ultimi uomini di un mondo che stava morendo…. di un mondo reso sempre più globale e “facile”…

In Italia ne abbiamo avuti molti, tra questi il già nominato Duca degli Abruzzi, il generale Umberto Nobile, Gennaro Sora ed i suoi alpini, Guido Monzino, primo italiano a raggiungere il Polo Nord con una squadra di fortissimi alpinisti, (come il valdostano Rinaldo Carrel), Il comandante Giovanni Ajmone Cat che negli anni settanta raggiunse due volte l’Antartide con il suo motoveliero “San Giuseppe II”, prima imbarcazione italiana a raggiungere il Continente Bianco. Il capitano di lungo corso Silvio Zavatti, tra i primi italiani a raggiungere l’Antartide e precursore degli studi etnografici polari; il primo studioso italiano che si è occupato sistematicamente delle aree polari e Mario Zucchelli, pioniere delle ricerche polari al Polo Sud e direttore dei progetti di ricerca italiani in Antartide.

Una storia fatta di uomini eccezionali, che hanno lasciato un’eredità molto impegnativa: unire l’avventura e la scienza a beneficio della collettività.

Difficile farlo oggi, quando quasi tutto è legato ad un’ottica di mercato; ma ci sono ancora tanti studisi ed esploratori che stanno emulando i loro Padri, seguendoli sulla via dei ghiacci eterni e dei popoli senza voce.

Tra loro anche un gruppo di studiosi italiani che hanno dato il via, nel 2002, al progetto di ricerca “Carta dei Popoli Artici”, ideato e coordinato da chi scrive. Un programma di lavoro nato per dar voce alle etnie artiche e subartiche e per organizzare nuove spedizioni di ricerca.

Difficile descrivere quello che si prova durante una spedizione polare. Forse vale la pena di affidarsi di nuovo alla penna di Nansen:
« (…) Non vi è nulla di più bello della notte polare. Un’immagine fantastica dalle tenui tinte, senza contorni netti: è un armonia di colori crepuscolari, da sogno; una musica lontana e indefinita di violini in sordina. Ma la vita non è sempre bellezza sublime, delicata e pura come questa notte? (…) ».

5/03/2007

Partenza Svalbard

Domani sera partiamo per le Svalbard. Finalmente.

Al gruppo si è aggiunto Luca Natali, già collaboratore dell'Istituto Geografico Polare e scialpinista.

Oggi chiudiamo tutti gli zaini e domani pomeriggio Il prof. Pompei dell'Un. di Camerino ultimerà le analisi pre-partenza.
Ieri ha effettuato una prima serie di analisi e al rientro paragonerà tutti i valori.
Verso le 19 partiremo per Milano. Abbiamo l'aereo sabato mattina alle 06.00.

Domani alle h.10 terrò a Fermo una conferenza sull'Anno Internazionale Polare ed il progetto "Clima che Cambia".

Riprenderò il blog al rientro verso il 15. Se avrò modo tenterò di aggiornarlo anche prima.

Per informazioni è possibile contattare il Museo Polare: info@museopolare.it
o la mia collaboratrice al seguente email: gianluca.frinchillucci@polarmap.org